Sai Baba e la mia guarigione mai avvenuta
da: Norberto Aiello
Inviata: sabato 30 novembre 2002 - ore 16:35
Data: 13 dicembre 2002
Sentii parlare di Sai Baba nel 1990 e dopo aver letto molte cose incredibili su di lui e aver frequentato i suoi devoti, decisi di andare a vedere di persona. Da premettere che io sono affetto da distrofia muscolare progressiva, dall’età di 7 anni, e ora ne ho 49, e sono su una sedia a rotelle da oltre 20 anni. Ad ogni modo, feci il 1° viaggio nel 1993 in India a Whitefield, ed è stato affascinante, anche se Sai Baba non mi chiamò per l’intervista privata. lo stesso cominciai a lasciarmi prendere dal fascino della cosa e un poco alla volta ne diventai devoto anch'io. Infatti, nonostante le difficoltà affrontate, decisi di ritornare dopo 6 mesi in seguito ad un sogno, dove lui mi diceva di andare e che mi avrebbe ricevuto in udienza privata. E cosi partii per la volta di Puttaparthi. Il mio sogno rimase tale perché lui non mi chiamò. Ormai però ne ero diventato devoto fanatico e dopo 10 mesi ripartii ancora una volta.
Il mio terzo viaggio, fatto nel mese di settembre del 1994, fu bellissimo perché questa volta Sai Baba chiamò il mio gruppo. Potete immaginare la nostra gioia visto che ci credevamo sul serio. Ci fece accomodare e subito dopo materializzò della cenere che diede a tutti, poi materializzò una collanina d’oro ed un orologio di plastica che diede ad una ragazza indiana, poi un anellino che diede ad un bambino di 9 anni che, a detta di lui, aveva il cancro, ma lui lo avrebbe guarito. Poi fece accomodare noi italiani in un'altra stanza attigua a quella principale. L'interview fu breve soprattutto perché non c'era un interprete in grado di tradurre i nostri dialoghi. Ci promise che ci avrebbe richiamato nuovamente e soprattutto ci chiese di procurarci un interprete "migliore" del sottoscritto ma, prima di uscire, mi domandò perché ero sulla sedia a rotelle. Gli parlai della mia malattia e del fatto che ero comunque in grado di stare in piedi, sebbene con un equilibrio precario. Mi chiese di alzarmi. Impossibile, non ero in grado, così chiesi a mio nipote di aiutarmi a farlo. A quel punto mi guardò senza dire nulla fino a quando non fui costretto a sedermi perché le gambe non mi sorreggevano più.
Dopo due giorni, Sai Baba ci richiamò un'altra volta. Questa volta era con noi l'interprete, una ragazza italiana, che era vissuta a Londra per 7 anni; entrammo nella sala delle interviste e lì, dopo aver materializzato tre anelli, ci chiamò per l'intervista privata. Eravamo in 6 e Sai Baba parlava con i ragazzi di cose varie. Ad un certo punto gli chiesi se voleva aiutarmi, (attenzione ho detto di proposito "voleva" e non "poteva" perché lui dice di essere Dio, e quello che vuole si realizza). Lui rispose che io avevo dei problemi all’addome, e con la mano girava intorno al suo stomaco, e mi disse che era molto difficile; ma se lui voleva tutto poteva (ed io ci credevo sul serio)."Ok" disse "ti dono la guarigione".
Raggiante di gioia, chiesi all'interprete se avevo capito bene che intendeva la guarigione da questa terribile e inguaribile malattia. L'interprete chiese conferma di ciò a Sai Baba, e lui rispose "yes". Uscimmo dalla stanzetta e, davanti a tutti, gli chiesi un dono e lui mi materializzò un anello con la sua immagine sopra.
Continuai ad essere suo devoto per anni ancora, infatti, un anno dopo tornai in India, settembre 1995, lui non ci chiamò e non si avvicinò neanche, comunque io continuavo a credere che sarei guarito, e cosi andai avanti per altri 5 anni.
Il tempo è trascorso, la mia fede è vacillata e la mia malattia è solo peggiorata.
Norberto Aiello